In questo articolo propongo due esercizi che chiamo Two-Chord Changes. Sono basati sul passaggio tra due soli accordi. Oltre a rappresentare cambi di accordi piuttosto comuni e ricorrenti in molti brani, gli esercizi hanno un secondo scopo: sono esercizi sul movimento. L'obiettivo è imparare a muovere le dita nel modo più efficiente comprendendo, allo stesso tempo, alcuni dei principi che stanno alla base della tecnica chitarristica, e quindi applicabili ovunque.
Ma iniziamo subito con il primo esercizio!
Questo è un passaggio apparentemente semplice, ma che rivela subito aspetti chiave del movimento della mano sinistra. Osservando gli schemi qui sotto, dovresti notare che durante il cambio tra i due accordi, ci sono ben due dita che non cambiano posizione (rimangono esattamente nello stesso posto), mentre il terzo dito (anulare, indicato in rosso) cambia posizione, passando dalla corda 5 alla corda 3 (e viceversa).
E questo è esattamente quello che vogliamo fare, e cioè:
Ora che abbiamo capito cosa dobbiamo fare, andiamo a spiegare il perché.
Spesso vi è la tendenza, in un cambio come questo, a sollevare tutte le dita e a riposizionarle da capo. E' un movimento inefficiente, perché richiede più tempo ed energia, provoca un interruzione non necessaria del suono, aumenta il rischio di errori.
Non muovere più di quanto necessario. Spesso la tendenza più istintiva è di "ripartire da zero" ad ogni accordo. Imparare a tenere le dita ferme (quando necessario) è un passo importante verso una tecnica più fluida ed efficiente. Questo concetto si porta dietro una conseguenza importante che è l'aumento dell'indipendenza delle dita. Sulla chitarra, tenere ferme alcune dita mentre altre si muovono appare spesso una cosa molto difficile da fare. E sicuramente lo è. E lo è perché non hai ancora sviluppato l'indipendenza necessaria.
E qui si arriva allo scopo centrale di questo esercizio: il movimento che senti più naturale non sempre è quello giusto.
Esiste un'idea diffusa secondo cui quello che ci viene istintivamente sia la cosa giusta da fare. E quindi, alla fine, si tratta solo di ripetere ciò che sentiamo più affine a noi, fino a quando un dato passaggio migliorerà. Non è così. Il movimento che ci risulta istintivo è quello che sentiamo più comodo nell'immediato, ma non è necessariamente il più efficiente a lungo termine.
Per fare un esempio, prendi una caso tratto dal mondo dello sport (lo studio di uno strumento, dal punto di vista tecnico ha moltissime affinità con le attività sportive): il nuoto. Un principiante, in piscina, tende istintivamente a muovere braccia e gambe in modo scoordinato o eccessivo, sollevando la testa fuori dall'acqua.E' un movimento che viene naturale. Ma è inefficiente: consuma energie (e il fiato), affatica i muscoli e fa avanzare pochissimo. Il movimento corretto prevede invece una respirazione ritmica, una coordinazione tra il movimento delle braccia e la respirazione, bracciate lunghe e fluide, senza rigidità... All'inizio sembra innaturale e richiede concentrazione, ma è ciò che garantisce migliori risultati, permettendo di nuotare per lunghe distanze senza affaticarsi.
Lo stesso vale per la chitarra. Se assecondi il movimento più istintivo senza valutarlo, rischi di fissare un'abitudine che, con il tempo, diventerà un limite alla tua crescita e, un ultima istanza, al raggiungimento dei tuoi obiettivi. Da questo deriva che:
Questo è probabilmente il concetto più importante. Quando noi ripetiamo qualcosa quello che otteniamo è che fissiamo ciò che facciamo, lo trasformiamo in un'abitudine. Se ripeti cento volte un passaggio con un movimento inefficiente, la tua mano "registrerà" quel movimento inefficiente come la norma. E sarà molto più difficile correggerlo. Tornando al nuoto, un principiante che ripete cento volte una bracciata sbagliata non migliorerà il suo stile. Fisserà nella sua memoria muscolare un movimento inefficace. I nuotatori esperti sanno che la tecnica viene prima della resistenza: si lavora sulla correttezza del movimento, e solo dopo si aumenta la distanza.
Pertanto, sul nostro strumento il modo corretto di procedere è lo stesso del nuotatore:
Un consiglio pratico
Quando esegui questo esercizio (ma vedrai che il concetto è applicabile a quasi tutto), inizia lentamente. Magari più lentamente di quanto pensi sia necessario. Osserva la tua mano: quali dita devono muoversi? Quali dita devono restare ferme? Riesco a muovere quel che devo muovere e a tenere fermo quel che deve restare fermo? E, inoltre: quanta "tensione" (o forza) sto applicando? Posso ottenere un risultato migliore applicando meno forza? Ricorda che la rigidità è nemica della fluidità. Se mettiamo troppa forza otteniamo solo una mano più rigida, che fa fatica a muoversi (ma su questo aspetto tornerò in un altro articolo perché merita una trattazione separata).
La velocità verrà come conseguenza di un movimento efficiente e, cosa non secondaria, anche la musicalità di quello che suoni ne trarrà vantaggio. Quindi, soprattutto inizialmente, non cercare di suonare veloce. Cerca di suonare bene. Quello che vogliamo fissare è una serie di "buone abitudini" e per questo motivo è necessaria tutta la nostra attenzione in quello che stiamo facendo.
Ora che hai capito i principi, vediamo un secondo esercizio (anche per aggiungere varietà). Si tratta qui di un'altra successione di accordi molto comune e che puoi trovare, tanto per fare un esempio, in un brano famosissimo dei Cranberries.
L'esercizio è simile al precedente e, contemporaneamente introduce un elemento nuovo.
Nel cambio di accordi dovrai prestare attenzione a:
La novità consiste che qui abbiamo contemporaneamente un dito che si alza mentre un altro scende in una diversa posizione, il tutto senza mai muovere il dito 2. Qualcuno potrebbe proporre l'idea di lasciare il dito 1 lì dov'è. Quindi aggiungere semplicemente il dito 3 quando è necessario cambiare l'accordo. Questa soluzione non è di per sé errata. Risulta però difficoltosa se non si ha una buona apertura della mano sinistra (la mano tenderà ad abbassarsi in quanto il dito 3 fatica ad arrivare alla sua posizione, con il risultato che si finisce per bloccare le prime corde che invece devono suonare a vuoto.
Tiriamo le somme. Perché due accordi?
Perché due accordi sono sufficienti per iniziare a mettere in pratica principi fondamentali: l'indipendenza delle dita, la consapevolezza del movimento, il controllo della pressione. Non serve una progressione complessa per imparare a suonare bene. Anzi, spesso è proprio la complessità a distrarci dagli aspetti essenziali. Quindi, riassumendo, questi semplici passaggi contengono in sé elementi che valgono per qualsiasi cosa si studi sulla chitarra:
Ovviamente puoi (e dovresti) estendere questi principi ad altri accordi. Prendi un brano, osserva la progressione di accordi, e vedi dove puoi applicare questi principi. Ovvio, quanto detto fin qui non coprirà tutti i casi che puoi incontrare, ma comincerà a creare in te la consapevolezza vera di quello che devi fare per suonare il brano che ti piace e di come affrontarlo tecnicamente per ottenere il sound che desideri.
Se hai provato questi esercizi, raccontami la tua esperienza nei commenti: quali difficoltà hai incontrato? Quali movimenti hai scoperto di fare in modo inefficiente?
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