Suonare e Studiare

Pubblicato il 10 Agosto 2026

Perché suonare non è studiare (e viceversa)

"Non suonare quando studi, e non studiare quando suoni."

Questo è stato uno dei primi consigli utili che, da studente, ho ricevuto. Ammetto che inizialmente non lo capivo veramente. Mi sembrava un paradosso da docenti zen, una di quelle frasi che suonano profonde ma non dicono nulla. Poi, con il tempo, ho capito che quelle parole contenevano una verità importante sull'apprendimento della musica. E ho anche capito perché tanti studenti faticano a migliorare: confondono continuamente le due cose.

Due mondi diversi, due approcci diversi. Sono due attività complementari, entrambe importantissime, ma radicalmente diverse, che richiedono stati mentali diversi.

Studiare è come costruire una casa

Quando studi, stai gettando le fondamenta. È un momento che richiede:

  • Concentrazione assoluta (niente distrazioni, niente telefono, niente chiacchiere).
  • Consapevolezza tecnica (ad esempio, come stai posizionando le dita? I movimenti che compi sono efficienti?).
  • Obiettivi chiari (ad esempio: oggi lavoro su questo passaggio; voglio arrivare a suonarlo pulito a questa velocità).
  • Ripetizione lenta e analitica (meglio 5 ripetizioni perfette a 40 bpm che 50 ripetizioni sbagliate a 100 bpm), mirata a sviluppare quella che. comunemente definiamo come memoria muscolare o, più semplicemente, creare e consolidare buone abitudini (movimenti appropriati ed efficaci).

Durante lo studio, il pensiero è attivo. Ti fai domande, osservi, correggi, misuri i progressi. È un lavoro faticoso, a volte noioso, ma è l'unico modo per migliorare davvero.

Suonare è come camminare in un bosco

Quando suoni, lasci che la musica fluisca. È un momento che richiede:

  • Abbandono (non pensi a come stai facendo, pensi a dove stai andando).
  • Emozione (la musica non è tecnica, è sentimento).
  • Errori accettati (se sbagli una nota, continui; non ti fermi, non ripeti, vai avanti).
  • Gioia pura (suoni perché ti piace, non perché devi migliorare).

Durante il "suonare", il pensiero è passivo. La tecnica che hai studiato diventa (o deve diventare) automatica, e la musica nasce da sola. È il momento in cui raccogli i frutti del lavoro fatto.

Il problema: quando le due cose si confondono

Un problema comune a molti, tanto a musicisti principianti che esperti, è che studiano come se suonassero, e suonano come se stessero studiando.

Studiare, ad esempio, tenendo la TV accesa, o chiacchierando, o pensando agli impegni del giorno dopo, porta solo ad una ripetizione meccanica, senza un vero controllo, senza mai fermarsi a correggere: in realtà si sta solo suonando male. E si rischia di non imparare nulla.

Allo stesso modo, suonare fermandosi ad ogni errore, magari innervosendosi, ripetendo lo stesso passaggio dieci volte di fila... Significa che si sta, in realtà, studiando male. Non si sta vivendo la musica, si sta facendo un esercizio frustrante. Il risultato è lo stesso in entrambi i casi: frustrazione e lentezza nei progressi.

Come applicare quindi questi concetti?

Il primo passo è sicuramente cercare di dividere il tempo dedicato alla musica in due  due momenti ben distinti. Immaginando una sessione di studio di circa un'ora, potremmo provare a:

  • Dedicare alla fase di studio 30-40 minuti
  • Scegliere uno o più obiettivi specifici (es. un passaggio difficile, un cambio di accordi, un pattern ritmico) .
  • Utilizzare il metronomo e ripetere con consapevolezza.
  • Quando sbagliamo, o fatichiamo ad ottenere il risultato desiderato, fermiamoci e chiediamoci: "perché?". Correggiamo e riproviamo, avendo cura di mettere in pratica le decisioni prese.
  • Alla fine, misuriamo: "Quanto sono migliorato rispetto a ieri?"

Il tempo restante lo passeremo a suonare (quindi, circa 20-30 minuti). Il nostro approccio qui sarà diverso:

  • Mettiamo, ad esempio, una base di un brano che stiamo studiando, che già suoniamo, o che semplicemente desideriamo suonare.
  • Suoniamo senza fermarci, qualsiasi cosa accada. Se ci si perde, cerchiamo di riprenderci (proprio come faremmo in una situazione live).
  • Cerchiamo di non giudicare, ma solo di ascoltare e far fluire la musica. Divertiamoci!
  • Se ne abbiamo la possibilità, registriamo la nostra esecuzione. Potremo riascoltarla in un secondo momento e capire cosa non ci piace o non ci convince (il che potrà poi diventare oggetto della prossima sessione di studio).

Un esercizio pratico

Ti propongo a questo punto un esercizio pratico per mettere subito in pratica questi concetti. Prendi un passaggio che stai studiando in queste settimane. E fai così:

  1. Studia (5 minuti): Metti il metronomo lento; aumenta progressivamente la velocità se necessario. Suona il passaggio con la massima attenzione a ogni dettaglio: diteggiatura, suono, ritmo. Ripeti finché non esce perfetto. Cerca di correggere quello che ritieni vada corretto.
  2. Suona (3 minuti): Metti una base o suona liberamente. Non pensare a come fare. Pensa solo al ritmo e al suono. Lascia che le dita facciano quello che hanno imparato. Se sbagli, vai avanti.

Vedrai che dopo una settimana di questo allenamento "separato", il passaggio ti verrà molto più naturale. E quando suonerai un brano vero, non ci penserai nemmeno.

La vera libertà

Dopo anni di studio e di insegnamento, ho capito cosa significasse davvero quella frase. La vera libertà sullo strumento non è sapere tanti accordi o essere velocissimi. La vera libertà è poter scegliere. Quando voglio migliorare, studio con disciplina e attenzione. Quando voglio godermi la musica, suono senza pensieri. E so che se studio bene, quando suonerò le mie dita faranno da sole quello che hanno imparato. E io potrò finalmente ascoltare la musica, invece di ascoltare me stesso che suono.

Ora tocca a te. Prendi il tuo strumento e inizia a sperimentare. Dividi il tuo tempo. Sii severo nello studio, e indulgente nel suonare. E se ti capita di confondere le due cose, ricordati di quella frase: "Non suonare quando studi, e non studiare quando suoni." Funziona. E' garantito.

Rimane un ultimo aspetto: cosa devo studiare? Questo è un tema che richiede una trattazione separata. Sapere come organizzare la propria sessione di studio, quali esercizi o passaggi fare, per quanto tempo tenere un esercizio e quando procedere oltre, sono aspetti che riguardano l'organizzazione di quella che viene chiamata la Practice Schedule. Organizzare una Practice Schedule efficace può inizialmente richiedere tempo e, sicuramente, esperienza.

Per iniziare, si trovano moltissime Practice Schedule sul Web, tutte che vanno sostanzialmente nella stessa direzione (dando quindi suggerimenti simili), e possono pertanto essere un buon punto d'inizio.

Tornerò su questo argomento in un prossimo articolo perché merita di essere approfondito!

TORNA AL BLOG
Lascia un commento

Commenti

Nessun commento approvato.

Lascia un commento